La verità non è mai solo teorica
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di Adriano Dell'Asta
"Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio": è una delle affermazioni più ripetute e appassionate della lezione di Benedetto XVI a Ratisbona, perché dalla separazione tra fede e ragione, come ha dimostrato la storia, nascono le condizioni per la distruzione dell'umano nella sua pienezza. Può essere l'idea di un Dio capace di disfarsi del Lògos e di agire senza o contro il Lògos, idea che ha cominciato a farsi strada addirittura tra i cristiani stessi, in forme di volontarismo poi sfociate in un vero e proprio irrazionalismo; può essere l'idea di un uomo che pretende di chiudersi a qualsiasi questione legata all'eterno e all'universale e di poter separare così la ragione da qualsiasi problematica che non sia nettamente utilitaristica. Quale che sia il polo privilegiato in questa separazione, la fede o la ragione, il suo esito resta sempre lo stesso: la distruzione dell'umano, umiliato nella sua ragione, che per aver voluto emanciparsi da Dio si è autolimitata "a ciò che è verificabile nell'esperimento", e offeso nella sua fede, che per aver voluto preservare la purezza del divino, spingendolo "lontano da noi in un volontarismo puro e impenetrabile", ha finito col rendersi da sé estranea all'umano e incapace di dirgli alcunché.
Da quando l'uomo ha proclamato razionalmente insignificanti "gli interrogativi fondamentali della sua ragione", cioè le domande sulla verità e sul senso, l'esito inevitabile di questa avversione è stata la dissoluzione dell'immagine dell'uomo; e questo rischio è presente anche oggi, quando l'uomo, dopo la fine dei totalitarismi, è attaccato da quelle che Benedetto XVI ha chiamato "le patologie minacciose della religione e della ragione", la violenza fondamentalista e il nichilismo ateo.