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di Fabrizio Bisconti
Nel cuore delle Catacombe di San Callisto, a fianco della celebre Cripta dei Papi, negli anni centrali dell'Ottocento, il grande archeologo romano Giovanni Battista de Rossi si imbatté nella monumentale Cripta di Santa Cecilia, che mostrò una serie infinita di sistemazioni, restauri e decorazioni. Tra le altre immagini, in un angolo, come ricorda il de Rossi, si riconoscevano "l'immagine di una giovane santa in ricco vestito, cinta il capo del nimbo, le braccia aperte nell'orazione (...) il busto del Salvatore dipinto dentro l'incavo di una nicchia (...) l'effigie di un vescovo col nome suo scrittogli da presso: Urbanus" (Città del Vaticano, 1864-1877, La Roma sotterranea cristiana, ii, pp. 113-114). Queste decorazioni, anche in seguito alle valutazioni dell'iconografo tedesco Joseph Wilpert, denunciano una cronologia avanzata che dal momento bizantino giunge al medioevo.
Nella cripta si apre un ampio lucernario affrescato e descritto, nel corso del tempo, dal de Rossi, dal Wilpert e da Paul Styger, anche se lo stato di conservazione non aveva mai permesso una lettura dettagliata e coerente, seppure era apparsa sempre evidente una teoria di santi martiri e l'immagine di una santa orante, forse proprio Cecilia, venerata nel complesso catacombale di San Callisto.
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