Omelia del cardinale vicario di Roma Camillo Ruini nella Messa per il 25º sua ord. Episcopale
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Signori Cardinali, cari Fratelli nell'episcopato,
Onorevoli Autorità,
carissimi sacerdoti, diaconi, seminaristi, carissime religiose, e voi tutti fratelli e sorelle amati nel Signore,
questa S. Messa di ringraziamento per i 25 anni del mio episcopato, nella quale celebrano il loro Giubileo anche molti cari fratelli nel sacerdozio, giunge non molto tempo dopo quella celebrata in questa Basilica il 7 dicembre 2004, per il mio 50° di sacerdozio. Cercherò dunque di non ripetere ciò che ho detto in quella occasione e mi soffermerò piuttosto sui 17 anni e mezzo del mio ministero di Vicario del Santo Padre per la Diocesi di Roma.
Ho ricevuto un dono grandissimo da Giovanni Paolo II quando, il 17 gennaio 1991, egli mi ha nominato suo Vicario. Per esprimere questo dono non c'è di meglio che rileggere un brano della Lettera che egli mi scrisse in quella circostanza: "ho deciso di affidarLe... ciò che ho di più mio e di più caro: Roma apostolica, coi suoi incomparabili tesori di spiritualità cristiana e di tradizione cattolica; con le sue forze vive di sacerdoti, di comunità religiose, di laici impegnati; ma anche con le sue innumerevoli esperienze umane, con le sue certezze e le sue inquietudini, con le sue realizzazioni e le sue attese". Questo dono grandissimo mi è stato confermato e rinnovato da Benedetto XVI, che oggi con straordinaria bontà ha voluto aggiungervi l'ulteriore dono della Lettera di cui è stata data lettura. All'uno e all'altro Successore di Pietro va dunque la mia personale totale gratitudine.