Apri il cuore e dona la tua carne .
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Dal Vangelo del Giorno... chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione di questa folla, perché gia da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle proprie case, verranno meno per via; e alcuni di loro vengono di lontano» -
Quale pastore ha mai nutrito le sue pecore col proprio corpo? Anzi ! Sovente le stesse madri mettono a bàlia i figli appena nati. Gesù invece non può accettare questo per le sue pecore; egli ci nutre con il proprio sangue, e così ci fa diventare con lui un solo corpo. (San Giovanni Crisostomo)
Così Egli, che è la premura fatta carne, ci esorta, ci spiega e ci spinge ad allargare il cuore e a farci carico della "famiglia Chiesa", oltre i piccoli interessi personali e familiari.
La Parrocchia, la Diocesi, la Chiesa universale e il chiostro del mondo diventano i luoghi effettivi dove donarci per essere anche noi "mangiati". Non è bene attendere di essere serviti come "pecore viziate" e mal abituate, occorre avere il cuore di Cristo che si fa mangiare, il cuore concreto di Maria che osserva che "non hanno più vino". Occorre dire con slancio con Francesco: "Signore che cosa vuoi che io faccia?"
Il nostro cuore, fatto per amare in maniera casta, cioè piena, attenta ed universale, ha bisogno di ampi respiri.
Di amare non solo i vicini, la propria famiglia, non solo tutti ma ciascuno e di farlo in maniera storica e concreta, affinché non impazzisca nelle zone oscure dell'invidia, della gelosia, della superficialità e del pressapochismo affettivo.
Gesù confermaci nello slancio del cuore.
L'uomo è ferito .
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«Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».
Dal Vangelo del giorno Mc 7,14-23
Gesù ricordando che ciò che esce dal cuore dell'uomo contamina l'uomo compie un'azzeramento di ogni forma di ideologia buonista che inganna l'uomo. L'uomo è ferito e può compiere il male, pensare il male, avvolgersi nel male, impostare la sua vita su strutture di male. Non solo con gesti estremi ma anche - e soprattutto -con scelte feriali, piccole e quotidiane. Egli da sé si costruisce il proprio habitus su cui rimane "invischiato". Prigioniero di sé e delle sue parti ferite. Ingannandosi è poi incapace di riconoscere il male in sé e chiedere realmente aiuto ma vive in uno stato di lamentela continua che non gli fa mai fare un salto reale di conversione, di maturazione, di crescita.
A poco serve un titolo nozionistico di "cultura", anzi a volte la nozione non accompagnata da questa umiltà sostanziale rende ancora più impermeabili e incapaci di conversione. La vera "cultura" sta altrove e cioè nel prendere sul serio le parole del Maestro - e della Sua Chiesa - e farsi discepoli e bambini bisognosi di ri-nascere di nuovo alla luce del Suo Perdono e della Sua Grazia.
"Dalle Sue piaghe" - infatti - "siamo stati guariti".
La molteplicità ideologica del cuore dell'uomo .
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"E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare." MC. 5, 13 - L'impurità nella Bibbia non è legata necessariamente alla sfera fisica ma piuttosto a quello stato di appartenenza o meno a Dio, a quello stato di empietà spesso frequente nella molteplicità dei pensieri e degli atteggiamenti della nostra vita quotidiana. Cioè al vivere, pensare, decidere, come se Dio non ci fosse o, peggio, costruendoci un rapporto fai-da-te con Cristo e con la sua Chiesa.
"Usiamo" Dio per i nostri tornaconti come Giuda e come Lui siamo ladri. Il termine empio, infatti, in ebraico rawshà, signifca letteralmente criminale, cioè colui che non adempie la legge. Quella legge scritta nel cuore che supera una adesione formale ma è, piuttosto, appartenenza sponsale con Dio.
Nell'impurità, Dio non fonda, nel pensiero e nei fatti, il nostro vivere, respirare, camminare ma viene "piegato" come "cosa" aggiuntiva, al nostro vivere. Pertanto, mentre questa situazione manifesta l'umiltà di Dio e il suo farsi servo, rivela, soprattuto, tutta la nostra ingratitudine. Noi, pur non essendo indemoniati, siamo spesso peggio di quell'uomo posseduto da una legione di demoni perché permettiamo alla moltitudine dei nostri fantasmi, vizi, paure e ideologie, gelosie, invidie, maldicenze, ire, di prendere il sopravvento. Non permettiamo a Cristo di regnare con tutta la Sua dolce Signoria. Non siamo grandi peccatori ma "bestemmiatori" feriali, accidiosi cronici, talmente strutturati nella pigrizia del cuore da essere quasi ciechi.
Basterebbero duemila porci per esprimere tutta la complessità, non sempre bella e creativa, per manifestare il nostro cuore contorto carico di impurità e di empietà, di omicidio e di rapina?
La gelosia di Dio, fonte di appartenenza ecclesiale
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La gelosia nella Bibbia assume un duplice significato.
Uno positivo e uno negativo.
Quello positivo si fonda sulla Gelosia di Dio ed equivale al senso di appartenenza. Dio è Santo, tre volte Santo, e desidera il meglio per la sua creatura, cioè la santità, il legame stretto con Lui, intimo e sponsale.
Dio è geloso delle sue creature perché desidera per loro la Vita e la Gioia eterna.
La valenza negativa invece è espressa sin dai primordi quando satana è geloso ed invidioso dell'uomo e lo tenta distorcendo la sua fiducia in Dio. Altro esempio di gelosia negativa è quella che Caino prova nei confronti di Abele. Gelosia ed invidia che se ascoltate possono portare all'omicidio del fratello; e così di fatto accade.
Mentre dunque la prima Gelosia è per la vita e gioisce della vita, la seconda gelosia è per la morte e crea la morte sia in chi la vive sia in chi la subisce.
L'Apostolo Paolo scrivendo alla comunità di Corinto scrive a noi e ci istruisce sul significato positivo della Gelosia in quanto appartenenza di Dio e per Dio.
Dio non è geloso dell'uomo ma desidera il meglio dell'uomo e gioisce dell'uomo come un padre e una madre gioiscono di ogni progresso, anche minimo, che il proprio figlio fa nella via della vita e del bene.
Così anche noi dobbiamo, perché possiamo, grazie allo Spirito che ci è stato donato, far maturare la Gelosia di Dio nel nostro cuore per i fratelli.
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Beato chi trova in te la sua forza
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"Beato chi trova in te la sua forza
e decide nel suo cuore il santo viaggio" (Sl. 84,6)
Gesù è vivo oggi come ieri. Anzi ora, presso il Padre, nella pienezza della gloria, Egli guarisce, chiama, sostiene ancor più di quando i suoi passi calpestavano la Galilea e la Giudea.
Gesù bussa e chiama.
Chiamando mette l'uomo nelle condizioni oggettive di poter compiere la sua chiamata.
Questo è un aspetto centrale che va recuperato nelle predicazioni.
Noi certo "dobbiamo" fare la volontà di Dio ma questo solo perchè "possiamo".
E' la grazia di Cristo che scaturisce dalla sua chiamata che abilita l'uomo a camminare per le vie di Dio.