Elogio del sacerdozio firmato Francesco d'Assisi
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Pubblichiamo alcuni stralci del libro Dio nelle nostre mani. Lettera di Francesco sul sacerdozio e l'Eucarestia (Assisi, Edizioni Porziuncola, 2010, pagine 32, euro 3).
di Marco GuidaPontificia Università Antonianum
Nella primavera del 1226 frate Francesco è a Siena, dove le sue condizioni di salute si fanno sempre più gravi. I frati temono che la morte del loro fratello e padre sia ormai imminente. Così chiedono a Francesco di lasciare loro un memoriale della sua volontà, che questi prontamente detta a un frate sacerdote: "Scrivi che benedico tutti i miei frati, che sono in questa Religione e quelli che vi entreranno sino alla fine del mondo (...) E siccome a motivo della debolezza e per la sofferenza della malattia non posso parlare, brevemente manifesto ai miei frati la mia volontà in queste tre parole, e cioè: in segno e memoria della mia benedizione e del mio testamento, sempre si amino gli uni gli altri, sempre amino e osservino nostra signora la santa povertà, e sempre siano fedeli e sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa madre Chiesa". All'amore vicendevole e all'amore per la signora santa povertà - cardini della sua esperienza cristiana - Francesco unisce indissolubilmente la fedeltà e la sottomissione ai prelati e a tutti i chierici della santa madre Chiesa, quale garanzia e condizione per vivere cattolicamente la comunione fraterna e la povertà. Non è irrilevante che Francesco, prossimo alla morte, ribadisca e ricordi ai frati questa priorità.