Non giochiamo sui termini È mistero della fede
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Transustanziazione: se le certezze si annebbiano i segni si sfaldano di Inos Biffi
La fede nella presenza reale di Cristo nell'Eucaristia è da sempre accompagnata da un intreccio e da un magistero di segni che la predicano e manifestano.
All'origine di questi segni stanno le parole "creatrici" di Cristo, che nell'Ultima Cena ha proclamato suo Corpo il pane spezzato e suo Sangue il vino distribuito; per cui in ogni celebrazione eucaristica, dopo "la preghiera di ringraziamento formata dalle parole di Cristo", il pane e il vino - come dichiara Giustino - non sono più considerati come "pane comune" e "comune bevanda", ma come "corpo e sangue di Gesù". Ovviamente, se questa certezza declina o si annebbia, anche i segni, privati del loro reale riferimento, fatalmente si sfaldano e non reggono più. È quanto qua e là sta avvenendo, ed è indice preoccupante che la fede eucaristica è in crisi.
La Chiesa, da quando il Signore le ha affidato il suo Corpo dato da mangiare e il suo Sangue da bere, ha sempre custodito gelosamente il "mistero della fede", ossia la verità della presenza reale, persuasa che in ogni valida Eucaristia le parole della consacrazione, che sono le medesime parole del Signore, in virtù dell'azione dello Spirito Santo, trasformano profondamente e irreversibilmente il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue di Gesù.
Senza dubbio, l'espressione di questa fede ha conosciuto una varietà di linguaggio, ma sempre per dire una rigorosa identità di contenuto. La Chiesa in ogni tempo si è mostrata estremamente vigile a che questo fosse custodito e insegnato senza esitazioni, e ha sempre reagito, - talora persino esagerando nella terminologia realistica - contro ogni ondeggiamento e ogni rischio di un simbolismo che incrinasse o traducesse ambiguamente la presenza reale.