Home

Papa esequie RuiniQuesto pomeriggio, alle ore 16.30, all’Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro, hanno avuto luogo le Esequie del Em.mo Cardinale Camillo Ruini, del Titolo di S. Agnese fuori le mura, Vicario Generale emerito di Sua Santità per la Diocesi di Roma e Arciprete emerito della Basilica Papale di San Giovanni in Laterano.

La Liturgia esequiale è stata celebrata dal Santo Padre Leone XIV, insieme con i Cardinali e gli Arcivescovi e Vescovi.

Pubblichiamo di seguito l’Omelia che il Papa ha pronunciato nel corso della Celebrazione:

Omelia del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle,

celebriamo questa Eucaristia affidando alla misericordia del Signore il nostro fratello Cardinale Camillo Ruini, pastore saggio e sollecito del gregge di Cristo.

Per molti anni ha servito la Chiesa svolgendo con la stessa dedizione sia gli incarichi più umili sia quelli più gravidi di responsabilità che il Signore ha voluto affidargli, come sacerdote, Vescovo e Cardinale: nell’insegnamento, nello studio e nell’approfondimento teologico, nel servizio pastorale, nell’animazione giovanile, nell’ambito culturale, nella cura del laicato e delle vocazioni, nell’esercizio dell’autorità.

Moltissimo gli deve la Chiesa in Italia, che ha servito per circa diciassette anni come Presidente della Conferenza Episcopale; come pure la Diocesi di Roma, in cui per altrettanto tempo ha svolto il ministero di Vicario del Santo Padre. Ha saputo guidare il Popolo di Dio e i fratelli nell’Episcopato in momenti importanti e delicati, affrontando con entusiasmo, discernimento e coraggio molteplici sfide.

A lui si devono intuizioni e iniziative che hanno lasciato un segno profondo nel cammino della Comunità ecclesiale e anche di quella civile. Pensiamo al “Progetto culturale”; all’impegno profuso nel promuovere l’apporto del mondo cattolico nei più diversi ambiti della vita religiosa, civile e politica italiana; al grande lavoro del Sinodo diocesano e della sua applicazione, qui a Roma; alla sua presenza attiva e dialogante ai vari livelli della vita della Chiesa, come pure del mondo laico e della società.

Mentre lo ricordiamo e lo affidiamo alle braccia del Padre celeste, ci lasciamo illuminare dalla Parola di Dio che abbiamo ascoltato e anche da alcuni pensieri che lui stesso ha lasciato scritti.

Nella prima Lettura sono risuonate le parole vibranti dell’Apostolo Paolo: «Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio» (Rm 8,38-39). È questa la verità che ha animato anche il Cardinale Ruini nel suo ministero. L’amore di Dio è fedele, niente può sconfiggerlo né separarcene, perché è dono suo, viene da Lui, e ci è profuso al di là di ogni nostro merito e debolezza. Molteplici sono state le vicissitudini attraverso le quali il nostro caro fratello ha accompagnato i fedeli e le comunità che gli sono stati affidati nel corso del suo lungo servizio, ed è proprio nella carità invincibile del Signore e nella risposta di fede a questo dono che dobbiamo cercare la radice della forza con cui le ha affrontate.

Nel suo Testamento spirituale, parlando delle tante persone nei confronti delle quali sentiva gratitudine per il bene elargitogli, il Cardinale Camillo ha scritto: «Da loro ho ricevuto non meno di quello che ho cercato di dare». Penso siano parole che possono aiutare anche noi a vivere le nostre responsabilità e i nostri diversi servizi con la stessa umiltà e con la medesima fiducia in Dio.

Del resto, egli stesso ha testimoniato che una delle risorse che più lo hanno accompagnato nella sua lunga esistenza, fin dall’infanzia, è stata la preghiera, semplice, accorata, fresca negli anni più teneri e poi maturata nel corso del tempo, fino alla stagione della fragilità e della malattia.

Un’altra frase della Scrittura che la Liturgia ci ha offerto, e che può aiutarci a vivere con frutto questo momento di grazia, sono le parole di Gesù che abbiamo ascoltato nel Vangelo: «Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io» (Gv 17,24). In esse troviamo riassunto il programma, la direzione e lo scopo ultimo di una vita spesa per il bene dei fratelli e vissuta nella ricerca costante dei disegni di Dio per la propria e la loro salvezza. Il Cardinale Ruini ha scritto in merito: «Spero, Signore, di aver operato non per interessi personali ma per gli obiettivi che mi erano affidati e che condividevo di cuore» (Testamento spirituale). È bello ricordare, in questo momento, la realtà che ha animato nel profondo, al di là e al di sopra di ogni altra preoccupazione, il suo cuore di Pastore. Mentre lo accompagniamo con la preghiera e con l’offerta dell’Eucaristia, facciamo nostro il suo desiderio, di giungere là dove il Signore ci attende e ci desidera, nella gioia eterna, e di camminare verso la meta, gli uni con il desiderio di esserne partecipi assieme agli altri, uniti, in Lui e tra noi, per sempre.

Il Cardinale Camillo Ruini ha avuto la grazia di conoscere personalmente e di lavorare con alcuni grandi Santi dei tempi recenti, quali San Paolo VI e San Giovanni Paolo II. In particolare, del suo rapporto con Papa Wojtyła, del quale per tanti anni è stato collaboratore, ha scritto: «In Giovanni Paolo II ho sperimentato la tua presenza, Signore, ho potuto toccare con mano l’unione nella preghiera, l’inseparabilità di preghiera, vita e apostolato, il coraggio della fede che guida la storia, la capacità di amare e di perdonare» (ibid.). Ritengo che dall’esempio di unità di vita del grande Pontefice il Cardinale abbia saputo trarre tanto, perché possiamo ritrovare anche in lui molti dei tratti con cui descrive il Santo Papa; e penso che tale consonanza di sentimenti possa animare anche noi nel nostro cammino.

Come motto del suo Episcopato, il nostro fratello aveva scelto una frase ispirata al Vangelo di San Giovanni: Veritas liberabit nos, “La verità ci renderà liberi” (cfr Gv 8,32). Queste parole riassumono la profonda concezione di persona e di libertà che Cristo ci ha rivelato e che la Chiesa insegna: siamo fatti per la verità e per il bene, e solo in questo troviamo unità, pace e piena realizzazione, nella vita terrena e per l’eternità. Esse ci ricordano con chiarezza un messaggio particolarmente significativo per il nostro tempo, in cui si può essere disorientati da derive relativistiche e da visioni totalmente fluide della realtà e dell’uomo. Guardando alla vita del Cardinale Ruini, a come è vissuto e a come ha lasciato questo mondo, possiamo cogliere un segno della forza e della solidità con cui l’uomo cresce e matura quando trova nella Verità che viene da Dio il centro e il perno della propria esistenza.

Desidero, in conclusione, rivolgere una parola di ringraziamento alle persone che, come già accennato, hanno accompagnato, coadiuvato e sostenuto il Cardinale nel suo lavoro, durante il suo servizio pastorale e specialmente negli anni della vecchiaia e dell’infermità. In particolare, vorrei ringraziare chi gli è stato vicino fino all’ultimo con devota dedizione. Il Signore ricompensi tutti, doni conforto ai parenti e alle persone care, e conceda a lui il premio della sua pace che non ha fine.

© Bollettino Santa Sede - 18 giugno 2026