Il tema dominante di questa domenica è la luce.
L’intero contenuto della storia si coglie già all’inizio del brano evangelico quando Gesù dice “Finchè io sono nel mondo, sono la luce del mondo”.
Questo è Gesù per noi, la Luce che apre la nostra esistenza e la fa sovrabbondare di valore. La nutre di colore e di bellezza.
È Lui che ci dona la Luce della fede.
Tutti, all’inizio, siamo come il cieco. Con l'annuncio del Kerygma dalla Chiesa e per la Chiesa possiamo finalmente vedere.
Il battesimo si pone come culmine e come incipit di questo cammino.
Culmine perché il battesimo dona finalmente la luce e la sua pienezza.
Incipit perché il cammino di illuminazione, che è di conversione, non è mai terminato in un percorso di catecumenato permanente.
La realtà di Dio e la sua ricchezza è tutta donata nel battesimo ma se noi non collaboriamo costantemente, grati e con fatica, a questo dono viviamo nella "stanza della vita" come se fosse buia.
Accendiamo di tanto in tanto una fiammella, vediamo qualche oggetto, talvolta qualche volto e i suoi contorni... ma finché non accendiamo tutta la luce della grazia nel cuore non vediamo e vediamo male. E il vedere male struttura nel pensare male, nello scegliere male e, cosa drammatica, nella sopravvivenza non nella vita a piene mani a cui siamo orientati e "destinati".
Il vedere male condiziona tutta la nostra vita di relazione con Dio, con noi stessi, con i fratelli, con il nostro cammino vocazionale.
La cecità diventa talvolta struttura, superbia, orgoglio, durezza di cuore, rabbia e senso di colpa.
Il vedere poco e male obnubila le scelte, le posizioni del cuore, i cammini, i gesti, le intenzioni.
Ecco perché il dono della luce va chiesto costantemente, va sudato, va conquistato, va custodito.
Il dono di Scienza dello Spirito è la Luce profonda che illumina e fa vedere con lo Spirito, fa co-intuire con lo Spirito.
Alla luce di Dio vediamo la luce (Sl. 36,10). Alla luce di Dio vediamo.
E questa luce non è solo per l'intelletto ma piuttosto per le "midolla" del nostro cuore.
Nelle nostre scelte, nella volontà, nella radicalità della sequela.
Tutta la luce ci è data con il battesimo ma non tutta la luce viene da noi colta.
Pertanto principio del cammino è riconoscere di essere pieni di cataratte, se non ciechi, bisognosi di luce.
Quella luce che solo Dio dona e che passa o mi viene comunque confermata solo dalla Chiesa.
Al di fuori non c'è illuminazione ma una schiavitù sottile con parvenza di chiarore.
Al di fuori la luce non fa vedere, non fa essere reali ma deforma i contorni e il reale. Crea maschere e mostri.
Al contrario Cristo, Dio, Luce da Luce, restituisce alla realtà la sua bellezza, anche quando è coperta dalla miseria e dal peccato, dal dolore e dalla sofferenza.
Cristo è Luce ed è calore che scalda finalmente il cuore.
L'opportunità della penitenza quaresimale è il cammino che custodisce la Luce permettendone la dilatazione con la preghiera, il digiuno e le opere di Carità nella Carità di Cristo.
Prezioso e risolutivo l'accesso alla grazia della confessione; non facciamolo decadere.
Prezioso il costante cammino in una direzione spirituale sistematica. La resa, qui, per chi ne coglie l'intendere, è il sacrificio più gradito a Dio del nostro sé malato, contorto, ferito, disastrato, impaurito, sporcato, sovracoperto.
Ineludibile il "gorgogliare" della Parola nella nostra vita e nel nostro quotidiano, accompagnato da canti di Lode e dal silenzio che tutto loda e ringrazia.
Sponsale il ricevere il vero corpo e il vero sangue di Gesù nella comunione eucaristica.
Come fiamma che illumina e arde dal di dentro, tutto svela e guarisce, tutto compone e ri-ordina.
Perché l'opera di Dio, in te, per te e con te , sia compiuta e la Liturgia sacra ,del sé e del noi nel contempo, risuoni come canto di lode nel tempo e nell'Eternità.
Paul Freeman & Elena Francesca Fera