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Caracas, 18. I membri della Conferenza episcopale del Venezuela invitano tutti i cattolici della nazione sud-americana a manifestare il loro dissenso verso un disegno di legge, in esame da parte dei membri delle due camere del Congresso di Caracas, per legalizzare l'aborto e permettere il matrimonio di coppie omosessuali.
Nel comunicato, i vescovi sottolineano che nella proposta legislativa, che usa espressioni di uguaglianza e di solidarietà, "sono perpretate serie violazioni e danni irreparabili ai diritti fondamentali della società venezuelana che vengono finora riconosciuti e garantiti dalla nostra Costituzione".
La nuova proposta di legge, continua il comunicato della Conferenza episcopale, "seriamente offende l'istituzione del matrimonio e della famiglia e gli interessi inalienabili dei ragazzi, delle ragazze e degli adolescenti garantiti negli articoli 75, 76, 77 e 78 del dettato costituzionale. Queste offese vengono arrecate legittimando le unioni omosessuali e dando a queste le stesse garanzie giuridiche e gli stessi diritti patrimoniali stabiliti per il matrimonio tra coppie eterosessuali". La nuova proposta di legge, si aggiunge "rende alcuni diritti stabiliti precedentemente giuridicamente vulnerabili". Nel testo proposto all'esame dei due rami del Congresso "non vi è infatti alcun riferimento al diritto di inviolabilità della vita umana che invece subisce due attentati permettendo l'uso dei contraccettivi e tentando di legalizzare l'aborto".
Il presidente del Comitato per la famiglia al Congresso di Caracas, Marelis Perez, ha dichiarato a un corrispondente dell'agenzia "Associated Press" che la proposta di legge denominata "Organic Law for Gender Equity and Equality" non comprende alcun provvedimento a favore delle unioni omosessuali o per legalizzare l'aborto.
I vescovi venezuelani, pur ammettendo che la parola aborto non è citata nel disegno, fanno notare che il linguaggio usato nel testo permette di rendere giustificabile l'uccisione di vite innocenti. Come esempio, viene citato il riferimento per la "salute riproduttiva e sessuale" che prevede "la capacità di godere di una soddisfacente vita sessuale, responsabile, senza rischi e con la libertà di scegliere o no di procreare". Si prevede inoltre il "diritto" di "decidere liberamente, responsabilmente e senza coercizione o violenza di avere o non avere figli, il loro numero e gli intervalli tra le nascite".
Per quanto riguarda le unioni omosessuali, il disegno di legge riconosce "il diritto di ogni persona di vivere una piacevole, responsabile e liberamente scelta vita sessuale e la capacità di scegliere i propri orientamenti sessuali e di decidere liberamente il tipo di sessualità più adatto senza discriminazioni e in condizioni di uguaglianza".
Di fronte a questo modo di esprimere concetti ritenuti un attentato ai valori tradizionali del matrimonio e del diritto alla vita che stanno alla base della società nel Venezuela, i vescovi non esitano ad affermare che "le varie istituzioni sociali devono iniziare a reagire per difendere se stesse da tali attacchi".
In conseguenza, per i presuli "la reazione e il rigetto da parte della società sono legittimi quando la dignità della persona e i suoi diritti sono messi in pericolo. La famiglia deve essere costituita dall'unione sacramentale di un uomo e una donna che abbiano il progetto di procreare figli".
Il cardinale Jorge Liberato Urosa Savino, arcivescovo di Caracas, nel corso di un'intervista al canale televisivo "Globovisión" ha affermato che l'educazione religiosa continuerà a essere impartita ai giovani studenti nonostante l'approvazione della nuova legge sull'educazione che prevede l'eliminazione dell'ora di religione dal curriculum scolastico.
Per il porporato venezuelano, le norme che regolano la vita scolastica dovrebbero essere "espressione del consenso nazionale". Tuttavia, ha aggiunto "vedremo come portare avanti l'educazione religiosa" attraverso "altre vie". I ragazzi, secondo il cardinale "hanno bisogno di imparare la religione come l'educazione fisica, l'arte e le altre materie".
Per l'arcivescovo di Caracas, la Chiesa venezuelana e le scuole cattoliche faranno tutti gli sforzi necessari per continuare l'insegnamento della religione nonostante la riforma educativa appena promulgata. Questa nuova normativa è stata approvata in maniera affrettata dopo anni di stallo. Il presidente del Venezuela Hugo Chavez ha firmato il decreto che rende la legge esecutiva lo scorso fine settimana. Per la Conferenza episcopale, le nuove norme non rispettano il diritto degli studenti a ricevere un insegnamento completo dei valori su cui si poggia la cultura tradizionale del loro Paese.

(©L'Osservatore Romano - 19 agosto 2009)