Il diritto e il dovere del farmacista cattolico
- Details
- Hits: 2073
Intervento del segretario generale della Cei vescovo Mariano Crociata Roma, 23. "L'obiezione di coscienza è anche un diritto che deve essere riconosciuto ai farmacisti permettendo loro di non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo scelte chiaramente immorali come l'aborto e l'eutanasia". È quanto ha affermato il segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), il vescovo Mariano Crociata, intervenendo al convegno nazionale dell'Unione cattolica farmacisti italiana, dal titolo "L'obiezione di coscienza del farmacista tra diritto e dovere".
La questione dell'obiezione di coscienza - ricorda monsignor Crociata - nasce dal conflitto interiore dell'uomo "posto di fronte all'alternativa, a volte lacerante, fra il comando della legge, che imporrebbe una determinata azione, e l'imperativo della propria coscienza - rispondente a motivazioni religiose, ma anche etiche o ideologiche - secondo cui quella azione risulta inaccettabile. Il riconoscimento della possibilità di appellarsi alla "clausola di coscienza" è diretto appunto a superare tale conflitto interiore tra coscienza individuale e obbligo legale". L'obiettore, cercando di evitare gli "esiti insanabili e gravissimi" che derivano da una legge ingiusta di cui sia destinatario - spiega monsignor Crociata citando il giurista Francesco D'Agostino - "dicendo di no alla legge intende dire di sì al diritto".
Tradizionalmente - ha continuato nel suo intervento il segretario generale della Cei - la possibilità dell'obiezione di coscienza è stata riconosciuta con riguardo al servizio di leva obbligatorio e agli interventi diretti all'interruzione volontaria di gravidanza, cioè ai due casi tipici che per la loro radicalità permettono di mettere in evidenza i referenti essenziali dell'obiezione stessa: "Sono casi emblematici perché, pur nella loro diversità, appaiono entrambi legati direttamente al fondamentale principio del non uccidere. In questo quadro si colloca anche la questione del diritto-dovere dei farmacisti all'obiezione di coscienza, che viene oggi in discussione sia di fronte a taluni farmaci abortivi (come la Ru486, per i farmacisti ospedalieri) o potenzialmente abortivi - quale in concreto la cosiddetta pillola del giorno dopo - sia di fronte a taluni sviluppi (o meglio involuzioni) che si profilano in materia di fine vita, considerato che in alcuni Paesi europei, come a esempio in Belgio, risulta già in vendita nelle farmacie un kit eutanasico".